Testimonianze veg: la storia di Simona

Testimonianze veg: la storia di Simona

Le scelte compiute da ogniuno di noi possono essere dettate da molteplici fattori, nel percorso di vita siamo in grado di riconoscere ciò che più sia giusto anche per il nostro personale vissuto, per le persone che abbiamo incontrato e per coloro che ci hanno saputo indirizzare verso la strada giusta.
Oggi leggiamo la storia di Simona. Buona Lettura.

La mia storia vegetariana

La mia storia vegetariana è cominciata con una falsa partenza, 16 anni fa: la prima cosa che ho fatto da maggiorenne, il giorno del mio 18esimo compleanno, è stata proprio quella di diventare vegetariana. Primo atto di ribellione civile nei confronti di un modo di mangiare in cui non mi sentivo a mio agio. A quei tempi non ero né informata sulla scelta che stavo facendo, né avevo alcuna nozione di scienze nutrizionali. L’epoca di Internet non era ancora cominciata e reperire libri sull’argomento non era facile. Volevo solo smettere di mangiare carne,  in una famiglia in cui la carne si mangiava almeno una volta al giorno, tutti i giorni. Riuscii a resistere (e “resistenza” rende bene l’idea) con la mia dieta vegetariana per un paio d’anni, poi capitolai di fronte alle insistenze di mia madre, dopo che mi fu riscontrata una leggera anemia.

Il mio rapporto con il cibo in generale, tuttavia, era sempre stato molto conflittuale. Sapevo che era sbagliato il modo in cui mi nutrivo, e non solo per il consumo della carne, che per me era quasi intossicante, ma anche perché il tutto era molto squilibrato.

Nel tempo, sulla mia strada, ho incontrato varie persone, amici e persone che sono diventate importanti nella mia vita, che erano vegetariane. Restai colpita dalle loro storie, quando cercavano di spiegarmi qual’era stata la molla che aveva fatto scattare il rifiuto a cibarsi di carne di alimenti di origine animale. Si trattava di eventi traumatici vissuti direttamente, qualcosa che avevano scoperto o visto sull’uccisione degli animali, che li aveva profondamente colpiti. Perché la sofferenza dei nostri simili ci fa soffrire a nostra volta.

Piano piano, mi ritrovai a conoscere sempre più persone vegetariane. Prima negli Stati Uniti, dove ho vissuto per un po’, e poi a Londra, al tempio Shaolin. I monaci buddisti erano vegetariani: si alzavano la mattina alle 5, si allenavano per tre ore, poi cominciavano la loro giornata di meditazione e di faccende al tempio, le lezioni aperte agli studenti, fino alle dieci di sera. Sembravano instancabili e pieni di energia, performanti e mai fuori forma. Non sapevo quale fosse il loro segreto, ma per me l’alimentazione “giusta” per me, la formula magica per farmi stare veramente bene, restava ancora un mistero. Insomma, sperimentavo questo e quello (e quando vivi all’estero la vita è tutta un esperimento), ma sbattevo come una mosca che vuole uscire dalla finestra ma non vede il vetro.

La chiave di volta fu l’inizio di un periodo nero, in cui mi ruppi per la seconda volta il ginocchio in un incontro di boxe cinese, e dovetti fermarmi per alcuni mesi dai miei soliti allenamenti. Il non potermi muovere, la lunga convalescenza, e il terrore di metter su chili a causa di quello stop prolungato, mi fecero andare un po’ nel panico. Fu un mio caro amico, a tirarmene fuori: un giorno mi prestò un libriccino sull’alimentazione macrobiotica. Lo lessi in meno di un’ora e quando lo ebbi finito, avevo trovato la mia illuminazione.

La macrobiotica non è una dieta strettamente vegetariana o vegana, non ci sono restrizioni. Ma di fatto, avevo appreso quel che bastava per farmi cancellare carne, pesce, e moltissimi alimenti dannosi per la mia salute dalla lista della spesa. In più, essendo basata sull’alimentazione di cibi vivi e vitali, aveva di fondo un discorso ecologico molto profondo, che mi portò nel giro di pochi mesi a guardarmi una miriade di documentari animalisti e ambientalisti che  hanno sempre più rafforzato le mie convinzioni. Insomma, avevo avuto la quadratura del cerchio.

Da allora sono vegetariana, mi tengo informata, cerco di diffondere le nozioni che ho imparato e che per me hanno fatto la differenza su canali di comunicazione che non solo di nicchia o specialistici, perché a volte mettere la pulce all’orecchio è il modo migliore per far scattare la scintilla della curiosità o del dubbio nelle persone. Ora, che mi sto riabituando alla vita in Italia, sto andando sempre più verso una dieta vegana. Di sicuro sono debitrice all’Oriente per i molti insegnamenti che mi ha dato. Restituire un po’ di quel che ho preso mi sembra un buon modo di rapportarsi alla vita.

Ringrazio Simona che ha voluto raccontarci la sua storia. Chi vuole condividere la propria esperienza mi scriva a: samantha@ioveg.it

Samantha

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