L’industria della carne, gli allevamenti intensivi

L’industria della carne, gli allevamenti intensivi

In Italia, come in Europa e nel resto del mondo esistono quasi esclusivamente alle intensivi.
Milioni di animali destinati al macello sono costretti a vivere incatenati o chiusi in gabbie sovraffolate, privati della minima libertà di movimento, impediti nella pratica di istinti affettivi e sessuali, mutilati, sottoposti a costanti terapie antibiotiche ed ormonali, ad un’illuminazione ininterrotta che impedisce loro di dormire, nutriti con alimenti inadeguati, chimici e innaturali, costretti a respirare un’aria satura di sostanze chimiche dannose e povera d’ossigeno.
Gli animali sfruttati in questo modo manifestano gravi patologie organiche e psicologiche, che li rendono spesso aggressivi: galline che si uccidono beccandosi fra loro, cannibalismo della madre verso i piccoli fra conigli, suini che divorano la coda l’un l’altro.
Per “risolvere” il problema pratica sempre più diffusa negli allevamenti è menomare gli animali: ai maiali vengono tagliati i denti, la coda e strappati i testicoli, ai pulcini viene tragliato il becco e tutto questo senza anestesia.

Galline ovaiole
Negli stabilimenti che producono galline ovaiole (ciò destinate a produrre uova una volta adulte) i pulcini maschi che nascono (statisticamente la metà) sono inutili al mercato in quanto non in grado di produrre uova, ne adatti alla produzione di carne di pollo e quindi sono triturati vivi in un tritacarne, o soffocati in buste di plastica, o schiacciati in apposite macchine, per diventare mangime.
Le femmine finiscono invece 3 o4 in una singola gabbia delle dimensioni di un foglio di giornale.
Le loro ali si atrofizzano a causa dell’immobilità forzata, crescendo a contatto della griglia di ferro della pavimentazione, le loro zampe crescono deformi.
Dopo due anni sono sgozzate per diventare carne di seconda scelta.

Mucche e vitelli
Le mucche da “latte” sono delle vere e proprie macchine.
All’età di circa due anni partoriscono il primo vitello, iniziando così la produzione di latte: senza partorire non producono latte, come tutti i mammiferi, umani compresi.
Poco dopo la nascita i vitelli sono strappati alle madri, perchè non ne bevano il latte, e tenuti in piccolissimi recinti, in cui non hanno nemmeno lo spazio per muoversi.
Sono alimentati con una dieta inadeguata, per renderdli anemici e far si che la loro carne sia tenera e bianca e dopo sei mesi sono mandati al macello.
La mucca viene munta meccanicamente e costretta a produrre una quantità di latte pari a 10 volte quello necessario.
Non sorprende che ogni anno un terzo delle mucche sfruttate nei caseifici soffra di mastite (una dolorosa infiammazione delle mammelle).
Dopo circa 7 anni viene macellata, in natura vivrebbe da 20 a 40 anni.

I polli
I polli vengono uccisi appesa a testa in giù per le zampe, ancora vivi e coscienti. Se sono fortunati, prima dello sgozzamento vengono storditi con l’ossido di carbonio, altrimenti vengono direttamente sgozzati senza alcuno stordimento preventivo.

La macellazione e la morte
Per legge, gli animali devono essere storditi prima di essere uccisi. Molte volte a causa della rapidità delle linee di macellazione, spesso non sono storditi in maniera corretta e sono quindi coscienti quando viene loro tagliata la gola, o quando sono decapitati o quando giungono nell’acqua bollente delle vasche di scottatura (il metodo di uccisione varia al variare delle specie).
Per i suini il momento del macello è particolarmente penoso, perchè il numero delle uccisioni è altissimo, anche 1000 animali in una mattinata. In queste situazioni lo stordimento molte volte non viene ben applicato, e quindi gli animali vengono sgozzati, e poi gettati nelle vasche di acqua bollente ancora coscienti.

Una vera agonia, una vera e propria ecatombe di povere vittime innocenti.

Samantha

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