La sensibilità alla sofferenza: l’animalismo

La sensibilità alla sofferenza: l’animalismo

Con il termine animalismo riconosciamo gli altri animali come capaci di provare piacere e dolore.
Con questo termine descriviamo la posizione di chi ritiene che vada accresciuta la tutela giurica ed etica nei confronti delle specie animali.
Questo termine è entrato nell’uso comune dagli anni 60, l’impegno è quello indirizzato a salvaguardare gli interessi dell’animale oltre che a perfezionare la società umana.
Quando parliamo di animalismo ci rivolgiamo a molti aspetti che tendono a proteggere in senso lato tutti i diritti degli animali: chi combatte contro la caccia, contro la vivisezione, contro le pellicce, impeghi nei circhi ecc.
I movimenti animalisti richiedono l’adesione ad un insieme di teorie ed atteggiamenti volti ad ottenere il riconoscimento degli obblighi morali di ogni essere umano nei confronti degli animali non umani.

L’animalismo prevede anche un’attività individuale, un impegno concreto e profondo in ambiti collettivi per contrastare le attività connesse allo sfruttamento animale.

Oltre a proporre un’alimentazione vegetariana o vegana e l’uso di capi d’abbigliamento che non richiedano l’uccisione di animali, questa sensibilità alla sofferenza, alla violenza ed alla sostenibilità viene estesa a tutti i prodotti di consumo.

Essere animalisti va ben oltre il non mangiare la carne e i prodotti animali, la propria vita si basa sul rispetto di tutti gli esseri viventi.

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