Allevamento di pellicce: una firma contro la sofferenza

Allevamento di pellicce: una firma contro la sofferenza

Solo dati negativi in questi ultimi quarantanni: l’allevamento di pellicce solo in Italia ha registrato un andamento negativo.
Nel 1988 erano attivi 170 allevamenti con circa 500mila animali, nel 2003 si sono ridotti a 50, con circa 200.000 animali, oggi sono ufficialmente 10 gli allevamenti ancora attivi.
Gli allevamenti presenti in Europa sono oltre 7.000 ma solo nel nostro paese le pellicce comportano la sofferenza e la morte di 200mila animali all’anno.
Dobbiamo inoltre ricordare che l’85% della produzione mondiale di pellicce deriva da animali appositamente nati e cresciuti in allevamenti intensivi e dislocati prevalentemente in Europa.
La specie allevata in Italia è il visone, ma risulta in funzione anche un allevamento di cincillà.
L’allevamento di volpi (per la produzione di pellicce) non è più praticato, nel nostro paese, ormai dalla fine degli anni Ottanta.
Migliaia di visoni sono costretti a vivere reclusi in gabbie che misurano 36×70 cm e che sono alte 45 cm.
Un’esistenza fatta di privazioni e sofferenza, che inizia nel mese di maggio con le prime nascite dei cuccioli di visione e termina dopo 8 o 9 mesi, tra dicembre e gennaio, quando il “pelo invernale” è giunto a maturità e gli animali vengono così uccisi per asfissia tramite inalazioni di monossido di carbonio in vere e proprie camere a gas.

Una firma contro la sofferenza
Il “Rapporto Italia 2011” di Eurispes rileva che l’uccisione di animali per la produzione di pellicce è una pratica che l’83% degli italiani disapprova.
Anche tu, insieme alla LAV , puoi scendere in piazza sabato 10 e domenica 11 dicembre per dire basta alle pellicce.

Basta pellicce per gli animali e per l’ambiente!

Fonte: LAV Impronte

Samantha

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2 commenti

  1. margherita manzo

    basta con queste atrocità! approvare la tortura di questi poveri e indifesi animali solo per vanità è semplicemente vergognoso…

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