Pellicce: oltre alla sofferenza, anche l’impatto ambientale

Pellicce: oltre alla sofferenza, anche l’impatto ambientale

Sappiamo benissimo che la pelliccia non è un prodotto etico in quanto implica l’uccisione degli animali, ma oltre alla sofferenza per gli animali le pellicce son un vero danno ambientale.
La LAV ha commissionato uno studio alla società olandese Ce Delf per effettuare un’analisi dell’impatto ambientale della produzione di pelliccia animale e comparare quindi i risultati con l’impatto ambientale conseguente alla produzione di altri tessili.

Lo studio
Questo studio fa riferimento all’impatto ambientale conseguente alla produzione di un chilo di pelliccia rispetto a quanto ne deriva dalla produzione di un chilo di altro prodotto tessile.
Le fasi analizzate della catena di produzione, sono quelle che vanno dalla produzione dell’alimento per i visoni fino alla produzione di 1 chilo di pelliccia per l’uso nell’industria della moda, ovvero: alimentazione; crescita degli animali e rendimento in pelliccia, trattamento del letame (emissione ed uso); macellazione e trattamento delle carcasse; preparazione della pelle; trasporto per vendita all’asta.
Non rientra nello studio il confezionamento di abiti (cappotti, giacche, colli) e i prodotti utilizzati per il mantenimento delle caratteristiche del prodotto finale, ciò per ragioni di comparabilità con gli altri prodotti tessili.

I risultati
Lo studio ha rilevato che sono necessarie 11,4 pelli di visone per produrre 1 chilo di pelliccia, quindi più di 11 animali e considerato che un singolo visone necessita di circa 50 chili di cibo durante la sua breve vita, occorrono ben 563 chili di cibo per la produzione di un solo chilo di pelliccia.
La fase di alimentazione dei visoni è un fattore dominante in 14 effetti ambientali dei 18 presi in esame (il mangime dei visioni, composto da frattaglie e altri scarti dell’industria del pollame e del pesce, oltre a farine, viene congelato in lastre e così mantenuto sino alla somministrazione agli animali, con anche un ingente consumo di energia).
I risultati dimostrano che la produzione di un chilo di pelliccia animale (visone) determina un maggiore impatto per 17 su 18 effetti ambientali, tra cui il cambiamento climatico, l’eutrofizzazione  e le emissioni tossiche, rispetto alla produzione di 1 chilo di altri prodotti tessili quali cotone, acrilico, poliestere e lana.

Altri fattori che contribuiscono in modo consistete all’impatto ambientale complessivo delle pellicce di visone comprendono le emissioni di N2O (monossido di azoto) e NH3 (ammoniaca) provenienti dalla deiezioni dei visoni.
Queste emissioni contribuiscono principalmente all’acidificazione e alla formazione di materiale in sospensione. Circa l’effetto ambientale “cambiamento climatico”, l’impatto di 1kg di pelliccia di visone è 4,7 volte superiore a quello del tessuto con punteggio maggiore (lana).
Si evince in conclusione che la pelliccia sintetica (che generalmente è composta dal 72% di fibre acriliche e dal 28% di cotone), o comunque abiti in cotone, acrilico, poliestere (ma anche lana), hanno un impatto ambientale decisamente inferiore alla pelliccia animale.
I risultati di questo studio (www.lav.it), rendono ben evidente come sia indispensabile che ognuno di noi compia le scelte giuste e responsabili all’acquisto, per gli animali, noi stessi e per l’ambiente.

Ci sono tantissimi altri modi per coprirsi e sentirsi allo stesso tempo trendy e alla moda senza che nessuno abbia dovuto soffrire, non indossare cadaveri, scegli altro!

Fonte: LAV – Impronte –

Samantha

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