We are all animals, intervista a Diana Debord

We are all animals, intervista a Diana Debord

Alla fine del Veggie Pride 2011, sono state esposte le fotografie di Diana Debord “We are all animals”, e con piacere dopo aver visto i suoi lavori ho deciso di contattarla per farle qualche domanda per sapere chi è e che cosa rappresentano le sue creazioni.
Buona lettura.

 

1. Chi è Diana Debord?
Sono una creativa che utilizza principalmente la fotografia come mezzo espressivo. Ho iniziato qualche anno fa e da allora ho all’attivo diverse pubblicazioni e mostre personali e collettive. Per il resto credo che i miei lavori possano parlare molto meglio di quanto possa fare io.

2. Quest’anno al Veggie Pride 2011 sono state esposte le tue fotografie “We are all animals”, che cosa vogliono rappresentare?
Gli organizzatori del Veggie Pride mi hanno invitata ad esporre il progetto “We are all animals dopo che è stato presentato in occasione del VeganFest Expò lo scorso Aprile in Toscana. Le varie immagini rappresentano tutto quello che un animale considerato da “alimentazione” sia costretto a subire in un allevamento intensivo, ma da una prospettiva umana e quindi più vicina a noi: ci sono una vacca che pranza con antibiotici e un maiale posto in uno scatolone decorato come casa. Volevo utilizzare un metodo comunicativo diverso da quello usato solitamente in ambito animalista: nessuna immagine cruda o ripugnante ma persone con maschere da animali, in situazioni quotidiane e casalinghe ma contrassegnate da una forte e amara ironia. Alcuni lo hanno considerato “troppo forte” ma credo che in confronto a quel che avviene nella realtà sia nulla. Il mio intento non è convertire le persone al vegetarismo ma far loro mettere in discussione un meccanismo che culturalmente consideriamo “normale”: quello di mettere al mondo animali con il solo scopo di ucciderli, facendogli trascorrere una breve vita fatta di privazioni e crudeltà. Ci sono persone che conoscono solo vagamente come si “trasforma” un animale in cibo, e questo perchè i media evitano l’argomento. Il primo passo è sempre la conoscenza, poi ognuno è libero di compiere le proprie scelte.

3. Da dove è nata l’idea di creare questa galleria di foto?
L’idea è nata semplicemente guardandomi in giro. Le gallerie sono piene di opere che utilizzano corpi di animali perchè in questo periodo storico il simulacro di esseri viventi scandalizza e fa discutere, ma è una provocazione, temo, fine a sè stessa. Non sono sicura che gli artisti vogliano ancora prendere posizione su temi che stanno loro a cuore, credo che la maggior parte di loro sia più interessata a vendere o diventare famoso. Da parte dei media l’argomento del benessere animale è trattato solo in relazione a quelli che consideriamo culturalmente animali da compagnia: cani, gatti. Se si parla di allevamenti intensivi non è certo per informare su quel che avviene agli animali ma solamente per parlare di salute umana o tematiche ambientali: argomenti altrettanto importanti ma sicuramente egoistici. Parlando personalmente, ho sempre trovato qualcosa di inquietante nel cibarmi di un animale, fin da piccola non la consideravo una cosa “naturale”, come invece avviene per la maggior parte delle persone. C’è ancora questa idea arcaica dell’uomo che per vivere debba mangiare animali ma non dimentichiamo che siamo dotati di intelletto e quindi della possibilità di decidere se sia giusto o sbagliato farlo. E’ un fattore culturale, una convenzione che molti accettano passivamente per comodità; per citare Rosa Luxemburg: “Chi non si muove non può rendersi conto delle proprie catene.”

4.Si possono comprare?
Come avviene per tutti i miei lavori, è possibile richiedere informazioni riguardo le stampe all’indirizzo email: info@debored.it

5.I tuoi lavori oltre al sito dove sono visibili?
Oltre che sul sito ufficiale, è possibile trovare le mie foto sulla pagina facebook che tengo sempre aggiornata con news e informazioni su nuovi lavori, esposizioni e pubblicazioni.

 

Ringrazio Diana Debord per il suo tempo e la sua disponibilità.

Samantha

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