L’olocausto nel tuo piatto

L’olocausto nel tuo piatto

La nota associazione america PETA (People for the Ethic Treatment of the Animals) nel 2003 organizzò una mostra, L’Olocausto nel tuo piatto, in cui espose all’aperto 8 pannelli di grande formato sui quali furono affiancate immagini delle vittime dell’Olocausto e degli animali dall’allevamento.
Le didascalie spiegavano “che proprio come gli ebrei uccisi nei campi di concentramento, gli animali sono terrorizzati quando vengono rinchiusi in sudice gabbie per finire al macello”. Questo accostamento suscitò polemiche a livello internazionale ed oggi vorrei parlarne con voi.
I paragoni tra gli animali ed esseri umani e il loro rapporto nel grande cerchio della vita sono stati al centro delle disserzioni filosofiche per millenni, ma hanno preso la via del declino nel momento in cui l’Occidiente ha iniziato il processo di urbanizzazione, ha divorziato dal mondo animale, e ha degradato la posizione degli animali, senza un consistente miglioramento della vita umana.
Il filosofo Cartesio ha scagliato la prima pietra quando ha considerato gli animali alla stregua di macchine.
Molti filosofi contemporanei hanno sottilineato con apprensione che, se si considerano gli animali come delle macchine, si potrebbe fare lo stesso con gli esseri umani, considerato che nè la filosofia nè la scienza possono tracciare confini precisi tra umani e animali. Non appena il corpo animale è stato sfruttato nei laboratori a scopi medici, quello umano è stato visto sempre più come una macchina.
La campagna della PETA, L’olocausto nel tuo piatto, non è il primo tentativo di paragonare un episodio di storia umana crudele alle torture rivolte agli animali.

In che modo e su che basi l’uomo può considerarsi diverso dagli animali?
Chi sminuisce la perdita di distinzione tra umani e animali dovrebbe notare che la ricerca medica afferma un’equivalenza, se non un’uguaglianza, tra animali e umani usati per lo scopo di progredire nella ricerca.
Al terrore degli animali in gabbia, alla loro sofferenza, al fatto che anche loro, come noi abbiano dei diritti, sono argomenti che fanno poca notizia e che non interessano alla massa, ma io invece ne parlo, e lo farò ancora e ancora!

Magari molti di voi conosceva già la campagna della PETA, ma aspetto, se vi va, i vostri pareri!

Fonte: vegagenda sonda

Samantha

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2 commenti

  1. S.

    Questo post è eccezionale, complimenti. Spero che sempre più gente apra gli occhi e si renda conto che chiunque mangi carne è responsabile della mattanza.

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