Sperimentazione, una storia a lieto fine: le scimmie uistitì salvate dalla LAV

Sperimentazione, una storia a lieto fine: le scimmie uistitì salvate dalla LAV

La sperimentazione animale non accenna a diminuire, anzi è in aumento.
Ogni anno nei laboratori europei soffrono e muoiono più di 12 milioni di animali.
Questa pratica è inaccettabile per le implicazioni etiche potrebbe essere sostituita con una nuova ricerca efficace e non cruenta.
Tra i diversi animali usati per le sperimentazioni oggi ci soffermero sui primati e su un progetto di recupero attuato dalla LAV.

I primati nelle sperimentazione animale
I primati, ai quali è riconosciuta scientificamente una vicinanza genetica con l’uomo hanno comportamenti sociali, capacità d’apprendimento, si tramandano storie e insegnamenti tra generazioni, compiangono i defunti; sanno essere altruisti e anche cattivi e nemmeno loro hanno ricevuto maggiori tutele ( c’è una Direttiva 2010/36UE che regolamenta l’uso di animali nelle sperimentazioni che permette di fare tutto senza alcun reale vincolo o divieto).
Ma c’è chi agisce e cerca di tutelare dove è possibile, la LAV anche quest’anno ha abbracciato un progetto di recupero di animali da laboratorio, i protagonisti sono dei piccoli primati, poco più grandi di una mano: le scimmie uistitì.

Scimmie uistitì salvate dalla LAV
Sono animali che vivono in gruppi tra gli alberi delle zone tropicali del Sud America cibandosi di frutta, semi e insetti.
Questi primati sono molto utilizzati nei laboratori per le piccole dimensioni e la capacità di riprodursi in cattività.
Le uistitì sono impiegate in vari ambiti sperimentali, tutti molto invasivi e che comportano alti e prolungati livelli di dolore; solo per citarne alcuni: test tossicologici, i test per i farmaci, modelli per rigenerazione del midollo spinale (gli animali vengono resi paralitici).
Grazie all’operato della LAV, per alcune scimmie la vita ha preso una piega diversa: infatti l’associazione animalista ha deciso di occuparsi di quelle rare uistitì dismesse dai laboratori e di costruire una struttura adatta e accogliente per dare un futuro diverso a queste vittime scampate alla vivisezione.
La loro nuova casa sarà immersa nel verde e circondata dalle montagne, nel Parco Abatino: un centro di recupero per animali in difficoltà, salvati da condizioni di matrattamento e sfruttamento, persino sottratti ai laboratori.
Il Parco ha già una struttura disponibile che però deve essere adattata per ospitare queste piccole scimmie che hanno bisogno di luce, in modo da dare loto la libertà di arrampicarsi, giocare e scaldarsi sotto i raggi del sole.
Questi animali purtroppo non potranno essere reintrodotti in natura: nati in cattività e cresciuti all’interno di gabbie, non riuscirebbero ad adattarsi nell’ambiente naturale, quindi l’interesse della LAV è proprio quello di offrire loro un rifugio che sia il più possibile adatto alle loro necessità.

Alcuni animali da laboratorio trovano la libertà grazie a chi lotta da sempre per porre fine a queste sofferenze.

Samantha

Fonte: LAV – Impronte

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